(Esclusiva) Antonio Dattilo: "Finalmente finito un incubo"

Oggi è un giorno epocale per il calcio italiano. La definitiva sentenza è stata emessa dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Napoli, giunta all'ultimo grado del processo penale, in Cassazione. Dopo quasi nove anni si è giunti finalmente alla verità, semmai ce ne fosse stato bisogno, c'è una sentenza che annulla tutti, o quasi, i capi d'accusa, con la frase che più circola da alcune ore: "I fatti non sussistono. Insussistenza dei reati imputati" . Ci è voluto decisamente più dell'estate di cui Guido Rossi ebbe bisogno, per mandare in B la squadra più vincente del campionato italiano per due intercettazioni, ma senza prove e poco più dei sei anni che ci vollero a Palazzi per riconoscere gli stessi illeciti all'Inter, salvata però dalla prescrizione, la classica giustizia a orologeria italiana. Quella a cui hanno rinunciato Massimo De Santis, Paolo Bertini e Antonio Dattilo. Quest'ultimo, assolto assieme a Bertini, mentre per De Santis è stato comminato un anno di reclusione per motivi che saranno ufficiali solo tra 90 giorni, ha scelto la nostra testata giornalistica, per esprimere tutto il suo disappunto per un incubo durato più di 9 anni, che ha trascinato nel baratro intere famiglie, di gente che oggi ha ricevuto la piena assoluzione. E sono tanti.
LA STORIA Una rivincita e un peso che Dattilo, e chi come lui, si è portato dietro per anni, conoscendo solo da poche ore la parola fine dell'ennesimo capitolo del calvario, terminato in Cassazione, quando però ormai la sua carriera e le sue possibilità di consacrarsi uno dei migliori arbitri a livello internazionale, erano state segnate e condizionate da un calderone imponderabile quanto creato ad arte "per distruggere la vita di alcune persone e fare un pò di pulizia. Erano convinti di averla fatta e invece, ancora una volta, lo scandalo è un altro. Non Calciopoli, ma Farsopoli, non le intercettazioni (nemmeno una che incrimini Dattilo e che veda alterare i risultati sul campo), ma la Giustizia Sportiva, nella fattispecie però quella Italiana, L'una più leggera dell'altra, in quanto a superficialità e nella tempistica di giudizio. Antonio Dattilo avrebbe potuto rappresentare il rilancio del movimento arbitrale calabrese, lui della sezione di Locri, arrivato a calcare palcoscenici importanti, si è invece trovato nell'occhio del ciclone ed è stato costretto ad abbandonare ingiustamente i suoi sogni di gloria. In un Paese in cui essere indagati, significa automaticamente essere colpevoli, situazione figlia di una mentalità che i media hanno esageratamente esasperato sino a condizionare il pensiero di chi passa frequenti ore davanti a una scatola televisiva, radiofonica, digitale, Antonio Dattilo è stato allontanato dall'Associazione Italiana Arbitri, con la quale aveva raggiunto da quarto uomo, qualcosa come Real Madrid-Arsenal, quarti di finale di Champions League 2004/05 al Santiago Bernabeu. I suoi sogni, sempre da quarto uomo nell'edizione successiva della prestigiosa kermesse europea, si consumarono per l'ultima volta all'Amsterdam Arena in occasione di Ajax-Thun. Di lì a poco sarebbe entrato a tutti gli effetti nella squadra dei direttori di gara internazionali. Un rimpianto che si porta ancora oggi, divenuto tale per ciò che ha investito la sua carriera, macchiandola di un'onta che non gli è mai appartenuta.
LE SUE DICHIARAZIONI Per Antonio Dattilo, ex arbitro della sezione di Locri, oggi finalmente è terminato un calvario durato nove anni. L'ha vissuta da dentro tutta questa situazione e, sotto il consiglio dell'amico, Walter Sposato, un ex collega della sezione di Cosenza con il quale ha condiviso gli anni degli scambi interregionali, ha scelto anche Iam Calcio Reggio Calabria per fare chiarezza sulla sua posizione:
"Questo per me non è un giorno come gli altri, mi sono tolto un peso - ha dichiarato ad Iam Calcio Reggio Calabria - Non ho mai perso la mia dignità, malgrado io possa essere stato etichettato come colpevole, sappiamo benissimo come funziona in Italia. Dal mio punto di vista è più un peso, quello che mi sono tolto e quello che si sono tolti i miei famigliari. Sono felice perchè ne va del benessere dei miei figli, di mio padre e di mia madre, che anche più di me, non riuscivano a convivere con questa situazione, e con il fatto che il mio nome fosse nell'elenco degli indagati e degli accusati per i reati che ben tutti sapete, ma che non ho mai commesso, nè io e nè chi è stato assolto. Dispiace per De Santis, sono convinto anche della sua innocenza, purtroppo i motivi della condanna saranno ufficializzati non prima di novanta giorni. E' un giorno importante, perchè viene anche dichiarato inammissibile il ricorso della Procura contro le assoluzioni in fase precedente dei colleghi Paolo Dondarini, Gianluca Rocchi e Tiziano Pieri e dell'ex presidente dell'Associazione Italiana Arbitri (AIA), Tullio Lanese. Esclusa quella di Gianluca Rocchi, al quale auguro ogni bene nella sua carriera, le nostre sono state però segnate, senza ottenere il permesso di rientrare in un mondo che ci apparteneva e che non abbiamo mai pugnalato. Fortunatamente, il Procuratore Generale ha sezionato bene le carte - ha proseguito l'ex arbitro Dattilo - e non ha trovato prove contro di me, anzi trovando quelle della mia innocenza. Ma l'ennesimo scempio è stato compiuto. La classica giustizia ad orologeria italiana, lenta e contorta, ha trionfato su ogni cosa. La vera ingiustizia sono i nostri appelli. Avrebbero dovuto prendere tutto questo tempo per trovare la verità, ma nel frattempo senza condizionare le carriere di chi ha dato tanto e si è sempre comportato degnamente, senza scorrettezze. Hanno fatto prima a darci addosso di reati che per essere estinti, hanno dovuto aspettare la bellezza di nove anni, pur rinunciando alla prescrizione. Un processo che non finiva mai: 3 anni per il Primo Grado, 3 anni per il Secondo e 3 per il Terzo, fin quando la Cassazione ha emesso il verdetto per cui ho lottato dall'inizio. Per poter vivere con una situazione del genere, solo chi è forte supera tutto. Io ero sicuro della mia innocenza e non ho esitato a rinunciare alla prescrizione. Non per questo avrebbero dovuto farci fuori. La dedica è alla famiglia, a mio padre, a mia madre, ai miei figli e a quegli amici (non occorre fare nomi, capiranno), che mi sono stati sempre vicini nonostante fossi sotto processo e chiamato a difendermi. Pochi sono rimasti, gli altri si sono allontanati e mi hanno allontanato. A questi pochi vanno i miei ringraziamenti. Questa sentenza - ha concluso Dattilo ai nostri microfoni - non mi dà nessuna gratificazione, nessun sorriso, quello che ho perso non tornerà più indietro. Un peso in meno, niente più. Ringrazio la società del Roggiano, che da tre anni mi è sempre vicina e mi consente di svolgere il ruolo di dirigente sportivo, per il quale mi sono abilitato qualche anno fa. Il calcio mi è sempre appartenuto ed è un mondo da cui non voglio staccarmi"
LE PROVE DELLA SUA INNOCENZA Antonio Dattilo è stato accusato di promozione di associazione per delinquere. Mai arbitrato la Juventus nel 2004-05. Nella foto, Juventus-Sampdoria è della stagione 2005-06, il campionato mai sotto inchiesta, ma che ha visto incredibilmente fregiarsi l'Inter di uno scudetto vinto a tavolino (in base a quale codice e/o principio?), dopo aver subìto 30 punti di distacco. Il calvario inizia in Udinese-Brescia 2004-05, una delle prime partite dirette in Serie A in quella stagione. Successivamente viene sospeso per altri motivi. Infatti se Dattilo avesse fatto parte della c.d. e famigerata "Cupola", non sarebbe potuto mai essere sospeso dall'Associazione Italiana Arbitri per 30 giorni dopo quella partita. In quella stessa stagione fa il suo esordio in Champions League nelle vesti di quarto uomo in Real Madrid-Arsenal (arbitro Stefano Farina), nell'andata dei quarti di finale. Rientra dopo la sospensione, ritrovandosi sempre l'Udinese. Nella partita Parma-Udinese infatti, viene accusato di aver pilotato le ammonizioni di giocatori friulani (Muntari, Di Michele e Pinzi). Questi giocatori non sono diffidati. Viene espulso Marek Jankulovsky, ma sotto segnalazione del guardalinee. La partita non dovrebbe essere nemmeno sotto inchiesta. Non ci sono intercettazioni in cui una delle voci degli interlocutori sia quella di Antonio Dattilo. L'unica è quella di Moggi, dove anzi risiede la prova dell'innocenza e dell'estraneità quantomeno di Dattilo: "Gli ammoniti sono Muntari, Di Michele e Pinzi.. Mmmh.. Poteva stare più attento 'sto Dattilo" - Ma anche quella di Moggi, che non ha alterato neanche un solo risultato del campionato 2004/05. L'unica partita sotto inchiesta è infatti Lecce-Parma, dove l'arbitro è proprio Massimo De Santis, al quale è stato comminato un anno di reclusione, più un'ammenda di 30.000 Euro. Dov'è l'errore di Dattilo? Dove sarebbe il tentativo di Dattilo di andare pro-Juve? Dove sarebbe l'errore della Juve se nessun risultato è stato alterato (Processo di Napoli, annullata l'imputazione di frode sportiva per insussistenza di reati). Dov'è l'associazione a delinquere?
LA FALSA TESTIMONIANZA Più di una persona fisica è stata rinviata a giudizio per falsa testimonianza, tra queste risulta Teodosio De Cillis (titolare della rivendita di Chiasso dalla quale Moggi aveva comprato le famose Sim), diffamatore nei confronti di Dattilo e di chi veniva accusato dell'utilizzo delle cosiddette "Schede Svizzere", che sarebbero servite per parlare in gran segreto. Ad oggi non si trova carattere probatorio sulle testimonianze di uno come De Cillis, il quale adesso è anzi accusato di falsa testimonianza.
LA CARRIERA Antonio Dattilo è nato a Melito di Porto Salvo il 28 Giugno 1971, residente a Gioiosa Jonica, dove attualmente vive con la famiglia, ha calcato campi di Serie C1 (un centinaio di presenze), di Serie B (più di 90 presenze), di Coppa Italia (più di 10 presenze). Arriva in Serie A il 28 Aprile 2002 in un Venezia-Torino finito 1-1. Fa l'esordio come quarto uomo internazionale in Champions League in Real Madrid-Arsenal nel 2004-05 e l'anno successivo in Ajax-Thun (arbitro Roberto Rosetti). Di lì a poco sarebbe entrato a far parte degli arbitri internazionali UEFA, il primo arbitro calabrese della storia dell'AIA. La vicenda che lo ha coivolto ne ha pregiudicato il passaggio ad arbitro internazionale e ne ha provocato l'estromissione da qualsiasi carica associativa.
POST-CALCIOPOLI Allontanato dalla sezione AIA di Locri, Dattilo ha sempre comunque esercitato durante la sua carriera, un hobby coniugato alle esigenze dell'AIA, presenziando gratuitamente ai corsi arbitri delle varie sezioni calabresi, da Rossano a Reggio Calabria. Una volta estromesso, ha iniziato la carriera di dirigente sportivo, n.q. di team manager per il Gioiosa Jonica. Nel 2009-10 ha addirittura fatto sei mesi al Bocale, da dicembre a maggio, lavorando per la società dei fratelli Filippo e Nino Cogliandro, militante in Eccellenza Calabria. Dal 2011 è direttore generale del Roggiano, squadra cosentina che milita nel campionato di Promozione Calabria, Girone A.
LA SENTENZA Oggi la Cassazione ha confermato che, quello del 2004/05, è stato un campionato regolare, in nessun caso alterato a favore della Juventus o altre squadre. Ricordiamo pure che quello 2005/06, assegnato a tavolino all'Inter che lo ha vestito sul petto per una stagione e lo mostra orgogliosamente in bacheca, non è stato invece nemmeno oggetto di indagine da parte della Procura Federale. La Cassazione oggi ha confermato il nulla più assoluto attorno alle ormai celebri schede svizzere. Su questo punto a forte rischio la posizione di De Ceglis, per falsa testimonianza su quanto detto. Luciano Moggi è stato assolto per due frodi. La Federazione avrebbe l'obbligo morale e legale di restituire i due Scudetti a chi li ha vinti sul campo? Con la squadra nettamente più forte (9 undicesimi avrebbero disputato la finale della Coppa del Mondo 2006, Italia-Francia), è adesso lecita, alla luce della sentenza, la richiesta di risarcimento di 445 milioni di Euro per danno di immagine e finanziario alla FIGC? Oggi c'è una sentenza, non più fondata sul sentimento popolare, che aveva portato addirittura la carta stampata ad anticipare quella che il giorno dopo sarebbe stata ufficiale.
Oggi c'è una sentenza, direttamente dalla più alta carica giuridica italiana. Al di là dei colori, oggi la Juventus ha vinto, Antonio Dattilo ha vinto (ricordiamo che non l'aveva mai arbitrata) ma non sul campo questa volta. Hanno vinto Tiziano Pieri, Tullio Lanese, Paolo Dondarini, Gianluca Rocchi e tutti coloro che sono tati assolti da ogni capo d'imputazione. Reati non commessi. Siamo convinti che, quella che il sentimento popolare, nel nome di Calciopoli, vivrà ancora tante altre pagine interessanti. E noi di Iam Calcio saremo sempre lì, pronti a raccontarvele, nel nostro piccolo, con la testimonianza di qualche individuo assolto. Un ringraziamento speciale ad Antonio Dattilo per averci scelto.
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